L’uomo che si butta via

Vita, arte, sogno, visione del futuro si rincorrono per le pagine e approdano a un’umanità rinnovata.

Giorgio Bertin trasforma in intensa narrativa, a tratti epica, la sua esperienza di vita nelle aree marginali americane a contatto con un’umanità derelitta. Un viaggio che potrebbe apparire come la discesa nell’inferno delle sconfinate discariche a cielo aperto della società del consumismo, ma sorprendentemente capace di esprimere una nuova visione del mondo in tempi come i nostri, dove la questione della salvaguardia dell’ambiente terrestre è il problema dei problemi. Vita, arte, sogno, visione del futuro si rincorrono per le pagine e approdano a un’umanità rinnovata.

Il libro è acquistabile dal sito dell’editore o da Amazon.

Esponente dell’espressionismo metropolitano, Giorgio Bertin visse a New York agli inizi degli anni ottanta dove con i permessi e l’aiuto del Dipartimento della Sanità realizzò un documentario sulle varie fasi di espulsione dei rifiuti solidi urbani di questa città: raccolta, trasporto terrestre e fluviale negli inceneritori o interramento nei “sanitary landfill” (SPASMO-PLUS 1982 edizioni Stampa Alternativa Roma suppl. N.14276).
Durante la sua permanenza a New York partecipò più volte alla T.A.EX. (Total Artistic Exibition): enormi esibizioni artistiche “clandestine” che si tenevano in grandi edifici abbandonati dell’estrema periferia newyorkese nelle quali tutte le forme espressive erano ammesse.
I materiali per l’arte figurativa: porte, finestre, legno, metallo, plastiche, cartone erano in gran parte recuperati nelle aree circostanti agli edifici scelti per le esibizioni.
Come si ricava anche da vari frammenti biografici lo stesso Jean Michel Basquiat ha partecipato sia come musicista che come pittore a più di una di queste esibizioni. Questo è confermato sia dal graffitismo e dall’uso di materiali recuperati nonché dalle sue commistioni espressive che lo accomunano indelebilmente agli elementi fondanti delle T.A.EX.
Il termine Garbart, da garbage, rifiuti e arte adottato da Giorgio Bertin per definire tutta la propria produzione artistica: pittura e scultura, è nato all’interno di questa esperienza unica ed irripetibile.
(Tratto dall’intervista apparsa sulla rivista Panorama Mese del mese di marzo del 1984).
La Pop-Art che si dice originata nella Gran Bretagna era già presente, nelle Exibition della fine degli anni cinquanta, sostenevano i veterani fondatori delle T.A.EX., anche con l’ausilio di scritte e raffigurazioni pubblicitarie che recuperavano nei rifiuti. L’happening che tutti attribuiscono a Kaprow, è sempre stata una componente intrinseca delle Exibitions fin dal loro inizio. Per non parlare delle Installazioni iniziate da Schwitters negli anni trenta che erano normali in tutte le edizioni delle Exibitions. Una contaminazione di forme, generi e stili, totale all’interno di una amalgama etnica e culturale globale ed incontrollabile. Questo si può e si deve dire delle T.A.EX. che solo ufficialmente venivano ignorate dal mondo dell’arte, attingendone invece a piene mani tutti i fermenti e le commistioni di cui gli anonimi partecipanti, provenienti da tutte le contrade del mondo, erano portatori.